Tra i 9 indagati dell’operazione “Requiem” della procura di Caltagirone ci sono pure l’infermiere Giuseppe Milazzo, due soccorritori del 118, Massimo Gulizia e Raffaele Sciacca, e un ausiliario dell’Azienda sanitaria provinciale, Vito Pappalardo. Per tutti e quattro il gip ha disposto l’obbligo di dimora (per Milazzo e Gulizia pure la permanenza domiciliare dalle 22 alle 6). Dalle indagini e’ emerso che ogni segnalazione di un paziente morto in ospedale veniva pagata dall’organizzazione che gestiva i trasporti funebri appena dieci euro. In carcere sono finiti Paolo Agnello, Massimiliano Indigeno, ritenuto il capo del gruppo criminale, Alfredo Renda, definito dagli investigatori il promotore, in quanto titolare dell’agenzia di trasporti funebri e Savide Annaloro. Arresti domiciliari per Alberto Agnello. L’inchiesta e’ durata un anno, dal marzo 2019 al marzo del 2020. Intercettato dagli investigatori un episodio di violenza contro un caposala del pronto soccorso che durante il lockdown per il Covid aveva tentato di allontanare molti degli indagati che erano soliti stazionare dinanzi all’ospedale “Gravina” di Caltagirone per carpire notizie sui decessi. Nell’inchiesta e’ coinvolta la onlus Croce Calatina di Alfredo Renda e la Kalat Emergenzy onlus che aveva tra i suoi soci occulti l’ausiliario dell’Asp, l’infermiere e i soccorritori del 118.
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