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“Natale a Caltagirone – Lumina 2021”: al Carcere borbonico “Oro, incenso e mirra”

redazione caltagirone

“Natale a Caltagirone – Lumina 2021”: al Carcere borbonico “Oro, incenso e mirra”

mercoledì 05 Gennaio 2022 - 15:27
“Natale a Caltagirone – Lumina 2021”: al Carcere borbonico “Oro, incenso e mirra”

S’intitola “Oro, incenso e mirra” l’itinerario di Natale nelle collezioni dei Musei civici “Luigi Sturzo” e tra i “lustri” di Santina Grimaldi, a cura di Domenico Amoroso e Claudio Lo Monaco (assessore ai Beni culturali) – allestimento dell’architetto Nico Caristia -, in corso di svolgimento – da definire la data di chiusura – al Museo civico al Carcere borbonico e visitabile, in questo periodo festivo, tutti i giorni dalle 9,30 alle 13,30 e dalle 15,30 alle 19,30, ad eccezione della domenica e degli altri festivi, in cui lo è solo la mattina, vale a dire dalle 9 alle 13.
“La mostra – sottolinea l’assessore Lo Monaco – mette insieme e intende valorizzare opere provenienti dai depositi dei Musei civici e opere di artisti contemporanei”. Ne fanno parte, infatti, anche contributi dei compianti Giuseppe Bonaccorso, Felice Bruna Fiorentino e Mario Lucerna.
Il lustro è un’antica tecnica di decorazione incentrata sul “terzo fuoco”. La ceramica decorata con la tecnica del terzo fuoco subisce tre cotture in tre differenti fasi della lavorazione. La prima di queste è la biscottatura (o prima cottura) durante la quale l’oggetto, dopo essere stato forgiato, viene posto in forno. Qui, attraverso la cottura che può arrivare fino a 1400°, diventa resistente e subisce la trasformazione da argilla a terracotta. La seconda cottura, invece, chiamata smaltatura o invetriatura, serve a ricoprire l’oggetto creato con uno smalto, solitamente bianco, che rende la superficie uniforme e liscia. Il terzo passaggio è costituito dalla decorazione finale, in questo caso chiamata muffola o sopra vetrina, che si ottiene andando ad applicare i colori sull’oggetto già invetriato, cioè con una superficie liscia e impermeabile. Per questo motivo è necessario utilizzare colori che non si diluiscono con acqua ma con olio perché devono aderire a una superficie non più assorbente. È fondamentale conoscere i colori e il loro grado di cottura. Infatti, non tutti i colori cuociono alla stessa temperatura. Ad esempio, i rossi vanno cotti a temperature più basse, quindi è necessario usarli per prima e infornare l’oggetto più volte man mano che si applicano i colori successivi. In pratica, più elaborato e colorato è il disegno, più sono le cotture a terzo fuoco che l’oggetto dovrà subire. Lo stesso vale per i lustri (colori con effetto metallizzato) e metalli (oro, argento ecc.), che non possono raggiungere temperature elevate perché perderebbero la lucentezza che li caratterizza. Per mantenere questo effetto, quindi, lustri e metalli necessitano di una cottura a parte a temperatura più bassa.

Santina Grimaldi
Nata a Caltagirone, frequenta l’Istituto d’Arte per la Ceramica. Nel 1975 si trasferisce a Palermo per continuare gli studi di pianoforte intrapresi contemporaneamente. A 17 anni allestisce a Caltagirone la sua prima mostra personale di grafiche e pennarelli. Si diploma in pianoforte a Reggio Calabria e dal 1978, per circa 12 anni, insegna Educazione musicale nelle Scuole medie ed elementari. Dal 1990 abbandona l’attività di insegnante e lavora come pittrice in vari laboratori ceramistici, riproducendo sulle maioliche, dipinti del ’400, ’500 e ’600. Dal 1993 inizia a lavorare in proprio, prediligendo la figura maiolicata di carattere sacro.
All’attività di ceramista affianca ben presto la ricerca di realtà marginali e spesso emarginate, accogliendone suoni e immagini fotografiche e video. Si ritiene fondamentalmente autodidatta, e considera tutta la sua attività nel campo musicale, nelle arti visive e plastiche, un unico, omogeneo, percorso di studio. Ha realizzato importanti mostre personali e collettive a Caltagirone e in altri centri della Sicilia. Sue opere sono in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Vive e lavora a Caltagirone.

Giuseppe Bonaccorso (Caltagirone, 1907 – 1993)
Nato nel rione degli “stazzunari” di S. Orsola, inizia giovanissimo a manipolare la creta e a apprendere le tecniche della cottura nei forni a legna. Segue all’inizio la tradizione locale della “figurina” colorata a freddo, staccandosene poi nell’uso sperimentale degli smalti e dell’invetriatura, approdando infine ai lustri che gli doneranno la riconoscibilità e la fama, nella ripresa di un’antica tradizione dell’arte plastica calatina. Dalla vasta produzione, l’artista Bonaccorso spazia da temi sacri a quelli allegorici, connotandoli di caratteri recuperati dalla rilettura dell’opera del Serpotta congiunta con tratti riconducibili all’arte del Rinascimento. Dopo la sua scomparsa, la sua opera è divenuta oggetto di collezionismo e di raccolte sistematiche.

Felice Bruna Fiorentino (Caltagirone, 1927 – ….)
Diplomatosi in arte presso il liceo artistico di Palermo, ha lavorato fin dalla giovinezza nel campo della scultura e della ceramica. Ha insegnato plastica ceramica nell’istituto statale d’arte di Caltagirone . A Milano ha insegnato Disegno artistico e geometrico negli Istituti tecnici statali e Educazione artistica nelle scuole medie inferiori. Ha partecipato a varie mostre a carattere regionali e nazionali . Opere scultoree si trovano in varie collezioni d’arte italiane e all’estero, altre collocate in diversi luoghi pubblici.

Mario Lucerna (Caltagirone, 18 gennaio 1926 – Messina, 16 gennaio 2007)
Iniziata nella sua città natale, ha completato la sua formazione artistica a Milano: prima al liceo di Brera e poi successivamente, per qualche tempo, all’Accademia di Brera, allievo per alcuni mesi di Giacomo Manzù. Dal 1950 (premio dell’Assemblea Regionale Siciliana alla Biennale d’arte della ceramica di Caltagirone) ha partecipato a varie mostre e rassegne nazionali ed internazionali, ricevendo numerosi premi . Sue opere si trovano presso pubbliche Istituzioni e in diverse collezioni private italiane e straniere.

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